Non si tratta del prossimo film in uscita, ma di una realtà che potrebbe risolvere i problemi per la produzione alimentare sul nostro pianeta.
La statunitense Nanoracks, azienda leader nel settore dei servizi spaziali, sfrutterà serre in orbita, per creare colture in grado di svilupparsi anche negli ambienti più ostili della Terra e contribuire a scongiurare la crisi alimentare derivante dai cambiamenti climatici.

Il recente accordo Nanoracks – ADIO

Nanoracks ha stipulato un accordo con l’Abu Dhabi Investment Office (ADIO) negli Emirati Arabi Uniti. Insieme svilupperanno programmi per testare la capacità delle colture di crescere in condizioni poco favorevoli. La maggior parte del territorio degli Emirati non è infatti coltivato per la prevalenza del deserto e la mancanza di risorse idriche.

Verranno studiati nuovi tipi di batteri, microbi, piante e biofilm, da inviare successivamente presso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il particolare ambiente dello spazio potrà fare emergere nuove mutazioni nel DNA delle piante e favorire la creazione di varietà in grado di prosperare anche in condizioni difficili sulla Terra.

L’esperienza cinese

Non si tratta di una novità: la Cina, già dagli anni ’90, ha sviluppato più di 200 varietà di vegetali commestibili, mutate nello spazio e selezionate per ottenere colture con rese più elevate, migliori profili nutrizionali e resistenza alle malattie. Non solo, si è visto che queste nuove varietà richiedono meno acqua o tollerano temperature più elevate.

Un po’ d’Italia nella collaborazione Nanoracks – ADIO

Nella neonata collaborazione Nanoracks – ADIO entrerà in gioco anche un po’ di tecnologia italiana. Alcune delle varietà che saranno portate nella Stazione Spaziale, troveranno posto in una serra allestita all’interno di Bishop Airlock: un modulo orbitale pressurizzato, realizzato in parte dalla torinese Thales Alenia Space, specializzata in tecnologie aerospaziali. Si tratta di una vera e propria stanza aggiuntiva a bordo della ISS, la cui funzione principale sarà quella di camera di compensazione per il passaggio di materiale, strumenti o persone, portati alla Stazione Spaziale attraverso i lanciatori.

Un occhio al futuro

Parte del progetto sarà inoltre dedicato a sviluppare sistemi robotici e automatizzati, per la manutenzione delle serre nello spazio, ma potrebbero essere utilizzati anche per migliorare l’efficienza dell’agricoltura terrestre.

Siamo di fronte a notizie davvero epocali: non solo le aziende private sono sempre più protagoniste nella ricerca spaziale, ma è proprio dallo spazio che potremmo trarre benefici anche per la Terra e i suoi abitanti.

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Anna Dalla Vecchia

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